Nell’ultimo periodo, non c’erano stati eclatanti casi che eravamo stati chiamati a risolvere, quindi, io mi ero potuta dedicare all’apprendimento erotico, poiché, sono convinta, che per imparare a fare sesso non c’è mai un limite dove si giunge certi di non avere altro da imparare.
Avevo dovuto recuperare un’amicizia che correvo il rischio di perdere, se non l’avessi coltivata adeguatamente. Prima di iniziare la convivenza con Rikard, frequentavo due gemelli londinesi assai preparati in materia di sesso e sperimentazione, notevolmente predisposti per il sadomaso. A casa loro, ogni giorno era un’orgia pazzesca. Rikard era a conoscenza delle mie frequentazioni e non mi impediva di continuare a fare le mie esperienze. Per lui, questi incontri non erano tradimenti, ma corsi di perfezionamento nell’apprendimento sessuale. I due gemelli, Johnatan e Harrison, dal cognome troppo comune, Smith, ricevevano tutti i giorni ed era andata a troverli il martedì mattina di quella settimana. mi avevano accolta con ardore e penetrata a volontà, dopo che gli avevo frustati, come loro mi avevano chiesto, per circa un’ora. Arrossati e sanguinolenti, mi avevano sporcato i vestiti e, tornando a casa, avevo corso il rischio di farmi arrestare. Due poliziotti non mi avevano riconosciuta a pensavano avessi commesso un omicidio e me ne andassi in giro in stato confusionale. Per provargli che ero io, avevo dovuto fare due pompini extra che erano andati a buon fine ed, alla fine della giornata, avevo rimediato anche il passaggio a casa con la volante della polizia a sirena accesa.
Ma torniamo all’avventura che intendo raccontarvi, quella vissuta investigando nel Rifugio dei Fantasmi. Quella mattina, era iniziata nel modo migliore. Ero sveglia e fresca, dopo la serata di sesso con Kaleb e il mio adorato investigatore Rikard Moser. Come dicevo prima, mi masturbava, mentre leggevamo le maggiori testate locali. Dentro di me, sentivo che sarebbe accaduto qualcosa di particolare. Con più esperienza alle spalle, sarei stata una investigatrice brava come il mio maestro. Sentivo di avere già quell’intuito che con il tempo sarebbe cresciuto, portandomi a riuscire a risolvere qualsiasi enigma. Quella mattina, avvertivo un formicolio sotto il piede destro che trovavo stranamente familiare, poiché lo avvertivo ogni qualvolta eravamo in procinto di iniziare ad investigare su un nuovo caso. Non dissi niente a Moser del mio fastidioso formicolio che diveniva quasi un prurito, aumentandone l’intensità. Non mi andava di dover distogliere Rikard da quel giochetto eccitante che faceva nella mia vagina. Avevo paura che ridesse di me per il prurito, che certamente mi avrebbe ricordato di avere anche nella fica, visto come mi piaceva farmi scopare. Ed era vero. Comunque, nonostante l’affiatamento sessuale fra noi, quando si trattava di lavoro, il discorso cambiava. Infatti, non avevo mai avuto il coraggio di chiedergli se anche lui avesse qualche strana sensazione che lo avvertiva in anticipo di qualcosa che stava per accadere, di un mistero da risolvere che trovava la strada verso di noi. Anche quel giorno, decisi di tenere per me quel segreto ancora una volta. Gli avvenimenti futuri mi avrebbero dato conferma, se c’era o meno un nuovo caso da risolvere, se si era verificato qualche crimine che necessitava del nostro intervento.
Mi distesi supina sulle coperte, mentre Rikard giaceva al di sotto. Allargai le gambe ed unii le sue dita alle sue che massaggiavano il mio clitoride, ora irrigidito e irto. Sentivo che il mio godimento finale mi avrebbe raggiunta presto perché non riuscivo più a tenere gli occhi aperti ed un brivido mi correva lungo i fianchi. Facevo scorrere la mia mano sui seni che denudai, trovandovi i capezzoli appuntiti. Stesi il collo, curvando la schiena per raggiungere con la lingua uno dei due, poi lo massaggiai fra le dite di una mano, mentre mi leccavo l’altra prima di passarla sull’altro capezzolo per inumidirne la punta. Non riuscivo ad essere meno vogliosa di piacere, che mi concedevo anche da sola.
Frattanto, Rikard proseguiva nella sua lettura dei giornali con una mano, mentre l’altra l’aveva nella mia fica, ormai dilatata da cui si staccava soltanto per cambiare pagina. In quei brevi momenti, sentivo fuoriuscire dalla mia fessura quel candido liquido che andava poi a colare dalle grandi labbra verso il retto. Contemporaneamente, Rikard commentava quello che leggeva. Sembrava una situazione inverosimile: io ancora eccitata a gemente, dopo la serotina precedente, e lui sereno e professionale, se non si fosse presa in considerazione quella mano birichina che mi trastullava.- È possibile che io non muoia – mormorò Rikard Moser, stupendomi.