martedì 22 luglio 2008

Pyzam Glitter Text Maker

(Ritorno l'11 agosto)

domenica 20 luglio 2008

Gioca con me

capitolo 1. 5 - Influenza con omicidio

Nell’ultimo periodo, non c’erano stati eclatanti casi che eravamo stati chiamati a risolvere, quindi, io mi ero potuta dedicare all’apprendimento erotico, poiché, sono convinta, che per imparare a fare sesso non c’è mai un limite dove si giunge certi di non avere altro da imparare.
Avevo dovuto recuperare un’amicizia che correvo il rischio di perdere, se non l’avessi coltivata adeguatamente. Prima di iniziare la convivenza con Rikard, frequentavo due gemelli londinesi assai preparati in materia di sesso e sperimentazione, notevolmente predisposti per il sadomaso. A casa loro, ogni giorno era un’orgia pazzesca. Rikard era a conoscenza delle mie frequentazioni e non mi impediva di continuare a fare le mie esperienze. Per lui, questi incontri non erano tradimenti, ma corsi di perfezionamento nell’apprendimento sessuale. I due gemelli, Johnatan e Harrison, dal cognome troppo comune, Smith, ricevevano tutti i giorni ed era andata a troverli il martedì mattina di quella settimana. mi avevano accolta con ardore e penetrata a volontà, dopo che gli avevo frustati, come loro mi avevano chiesto, per circa un’ora. Arrossati e sanguinolenti, mi avevano sporcato i vestiti e, tornando a casa, avevo corso il rischio di farmi arrestare. Due poliziotti non mi avevano riconosciuta a pensavano avessi commesso un omicidio e me ne andassi in giro in stato confusionale. Per provargli che ero io, avevo dovuto fare due pompini extra che erano andati a buon fine ed, alla fine della giornata, avevo rimediato anche il passaggio a casa con la volante della polizia a sirena accesa.
Ma torniamo all’avventura che intendo raccontarvi, quella vissuta investigando nel Rifugio dei Fantasmi. Quella mattina, era iniziata nel modo migliore. Ero sveglia e fresca, dopo la serata di sesso con Kaleb e il mio adorato investigatore Rikard Moser. Come dicevo prima, mi masturbava, mentre leggevamo le maggiori testate locali. Dentro di me, sentivo che sarebbe accaduto qualcosa di particolare. Con più esperienza alle spalle, sarei stata una investigatrice brava come il mio maestro. Sentivo di avere già quell’intuito che con il tempo sarebbe cresciuto, portandomi a riuscire a risolvere qualsiasi enigma. Quella mattina, avvertivo un formicolio sotto il piede destro che trovavo stranamente familiare, poiché lo avvertivo ogni qualvolta eravamo in procinto di iniziare ad investigare su un nuovo caso. Non dissi niente a Moser del mio fastidioso formicolio che diveniva quasi un prurito, aumentandone l’intensità. Non mi andava di dover distogliere Rikard da quel giochetto eccitante che faceva nella mia vagina. Avevo paura che ridesse di me per il prurito, che certamente mi avrebbe ricordato di avere anche nella fica, visto come mi piaceva farmi scopare. Ed era vero. Comunque, nonostante l’affiatamento sessuale fra noi, quando si trattava di lavoro, il discorso cambiava. Infatti, non avevo mai avuto il coraggio di chiedergli se anche lui avesse qualche strana sensazione che lo avvertiva in anticipo di qualcosa che stava per accadere, di un mistero da risolvere che trovava la strada verso di noi. Anche quel giorno, decisi di tenere per me quel segreto ancora una volta. Gli avvenimenti futuri mi avrebbero dato conferma, se c’era o meno un nuovo caso da risolvere, se si era verificato qualche crimine che necessitava del nostro intervento.
Mi distesi supina sulle coperte, mentre Rikard giaceva al di sotto. Allargai le gambe ed unii le sue dita alle sue che massaggiavano il mio clitoride, ora irrigidito e irto. Sentivo che il mio godimento finale mi avrebbe raggiunta presto perché non riuscivo più a tenere gli occhi aperti ed un brivido mi correva lungo i fianchi. Facevo scorrere la mia mano sui seni che denudai, trovandovi i capezzoli appuntiti. Stesi il collo, curvando la schiena per raggiungere con la lingua uno dei due, poi lo massaggiai fra le dite di una mano, mentre mi leccavo l’altra prima di passarla sull’altro capezzolo per inumidirne la punta. Non riuscivo ad essere meno vogliosa di piacere, che mi concedevo anche da sola.
Frattanto, Rikard proseguiva nella sua lettura dei giornali con una mano, mentre l’altra l’aveva nella mia fica, ormai dilatata da cui si staccava soltanto per cambiare pagina. In quei brevi momenti, sentivo fuoriuscire dalla mia fessura quel candido liquido che andava poi a colare dalle grandi labbra verso il retto. Contemporaneamente, Rikard commentava quello che leggeva. Sembrava una situazione inverosimile: io ancora eccitata a gemente, dopo la serotina precedente, e lui sereno e professionale, se non si fosse presa in considerazione quella mano birichina che mi trastullava.- È possibile che io non muoia – mormorò Rikard Moser, stupendomi.

sabato 19 luglio 2008

capitolo 1. 4 - Influenza con omicidio

Kaleb chiese a Rikard – Allora, che faccio ora?
Il mio uomo non fece attendere molto la sua risposta e disse un numero.
In meno di un secondo, mi ritrovai il pene nero, lungo e largo, di Kaleb nella gola, tanto che quasi soffocavo, mentre la sua testa era frontale alle mie grandi labbra in cui vi affondava voracemente la lingua, mentre due dita mi penetravano l’ano. Il mio orgasmo giunse a poca distanza da quello di Kaleb che si mise in piedi per schizzarmi di sperma tutto il corpo. Mi ritrovai appiccicaticcia a tentare di liberarmi dal suo liquido biancastro bollente che mi riscaldava la pelle, già ardente di passione, e mi si solidificava addosso, aiutato dal tepore del caminetto acceso.
Alle porcate di quella sera, a momenti, pensai di non sopravvivere. Invece, il giorno dopo ero carica e piena di energie per affrontare le ore successive, che si sarebbero rivelate decisive per il mio lavoro. Al contrario, Rikard era ancora vittima dell’influenza, che non gli dava tregua. Aveva febbre, tosse, ed in complesso una gran brutta cera.
Indossavo lingerie pulita, un babydoll color seta, molto sexy e stavo accucciata ai lati del letto, dove Rikard leggeva il giornale, interessato a non lasciarsi sfuggire niente di quello che accadeva nel mondo esterno, lontano dalla nostra intimità. Kaleb era andato via ai primi raggi del sole, scomparendo come un vampiro.
Con i miei occhi verdi, mi guardavo nello specchio appeso alla parete e, con tranquillità, potevo affermare di essere un gran bella ragazza. Ero rilassata e inconsapevole che, di lì a poco, avrei intrapreso la mia avventura nella desolata campagna inglese.
Tutto, come in ogni avvenimento insolito, comincia in maniera banale. La mattina di quel fine settimana, quando ero in casa con il mio maestro e collega Rikard Moser, sentivo che ci sarebbe stato qualcosa di nuovo. Insieme leggevamo e commentavamo il giornale, mentre lui mi massaggiava il clitoride, con la sua mano affondata sotto il mio babydoll.

giovedì 17 luglio 2008

mercoledì 16 luglio 2008

capitolo 1. 3 - Influenza con omicidio

Quando il mio stallone nero mi aveva imposto di rallentare i movimenti, per non farlo venire subito, avevo alzato la testa per vedere Rikard e l’avevo trovato con il cazzo fuori dal pigiama, intento a masturbarsi con una mano veloce, stretta attorno al membro. Allora mi ero staccata da Kaleb, per dargli il tempo di riprendere le forze, ed avevo raggiunto Rikard, rimanendo ai piedi del letto, ma all’altezza giusta per prenderglielo in bocca, come poco prima avevo fatto con il nostro ospite. Con la lingua avevo iniziato ad insalivargli il glande ed a percorrere, con piccoli movimenti delle labbra, la linea del prepuzio. Rikard mugolava e mi incoraggiava, non soltanto gemendo, ma anche con le parole sconce e premendomi la testa sul suo uccello.
- Brava, troia, ancora. Più dentro. Dài, insisti! Voglio ficcartelo tutto in gola.
Non so se fu Rikard a chiamare Kaleb, con un gesto della mano, fatto sta che il ragazzo di colore, mi venne alle spalle e, inginocchiatosi dietro di me, mi stantuffo con movimenti sempre più forti che quasi mi facevano esplodere la vagina per il piacere. Con immenso godimento, raggiunsi l’orgasmo, avendo davanti agli occhi l’immagine adorante del mio Rikard, che mi accarezzava teneramente con la mano il bustino nero, stretto attorno alla vita ed ai seni.
A Kaleb non basto avermi fatta venire una volta dinanzi al mio uomo. Mi prese per i capelli, senza che Rikard proferisse parola, e mi trascinò sul tappeto, dove ruzzolavamo fino a poco prima. Mi schiacciò sulla pelliccia dell’orso, mi divaricò le gambe e, con una lingua larga e vorace, mi lappò gli umori rumorosamente, come un cane che si disseta con dell’acqua fresca dalla calura estiva.
Non ancora appagato, mi si stese completamente nudo addosso a mi penetrò la fica, strappandomi un urlo di piacere, tanta l’irruenza che aveva messo nel suo gesto naturale di entrarmi impulsivamente nella cavità. Stantuffò dentro di me per una buona mezz’ora. Infine, si alzò poiché aveva deciso di cambiare posizione. Io non sapevo se assecondarlo o, meglio, non ne avevo più la forza. Ero stremata dal sesso.

lunedì 14 luglio 2008

capitolo 1. 2 - Influenza con omicidio

Il nostro lavoro spesso si intreccia all’interessante passatempo erotico che condividiamo, ma, nonostante tutto, riusciamo comunque a scoprire la verità dei fatti su cui investighiamo.
Ieri sera, è stata una nottata di fuoco. Abbiamo avuto un ospite a cena, un extracomunitario, conosciuto in una vecchia indagine, Kaled Hamnaut, un ragazzo sulla trentina che si guadagna da vivere con una bancarella di bigiotteria al mercato. Nel pomeriggio di ieri, Rikard aveva insistito ad invitarlo poiché lui non si sentiva molto bene a causa dell’influenza, che lo aveva ridotto a letto ormai da tre giorni, e voleva che trascorressi una serata spensierata, facendomi trastullare dal nostro splendidamente dotato, comune amico, mentre lui ci guardava sbatterci, avvinghiarci e gemere. Kaled è strepitoso, sessualmente parlando, ma è anche un caro amico, oltre che un bel ragazzo che se decidesse di avviare una carriera da gigolò, sicuramente farebbe furori e smetterebbe di essere in bolletta.
Comunque, tornando a ieri sera, è sempre un piacere prendere in bocca il suo grosso uccello nero e succhiarlo dalla radice alla cappella, aspirandone le gocce dolciastre di bava che colano nel momento in cui inizia a trattenersi dall’eiaculare subito. Naturalmente, si trattiene perché sa che, con me, può fare di tutto. Abbiamo trascorso la serata come due felini a rotolare sul tappeto di pelliccia d’orso davanti al camino acceso della camera da letto, dove Rikard sorseggiava una tisana calda, osservandoci e dirigendo i lavori con le sue istruzioni. Per le mie performance, un po’ mi faceva mettere alla pecorina, per prenderlo da dietro, ed un po’ esigeva che montassi sulla faccia di Kaleb, per fargliela leccare per bene.
Anche a Rikard piaceva quello che facevamo. Si divertiva un mondo a guardare la sua donna massacrata dal sesso di un altro. In questo, non c’è nessuna cattiveria, ma soltanto la gioia di vedermi realizzata in un gioco erotico che mi fa godere pienamente. Conosce i miei gusti e sa quanto gli uomini di colore mi facciano impazzire. Inoltre, mi provoca un fremito maggiore sapere di essere spiata mentre faccio l’amore con qualcuno.

venerdì 11 luglio 2008

Spot 2

giovedì 10 luglio 2008

Spot

lunedì 7 luglio 2008

capitolo 1. 1 - Influenza con omicidio

Ciao, sono Amanda Preston e questa, che sto per raccontarvi, è una delle mie avventure nel mondo del mistero. Da un po’ di anni, seguo il grande investigatore privato Rikard Moser nelle sue indagini. Quando c’è qualcosa da scoprire, lui è certamente il migliore sul mercato e su questo non ci sono dubbi. È già famoso ed è anche molto richiesto, quando il mondo del crimine decide di mettersi all’opera. Nelle indagini più complicate, lui è l’unico che riesca a far chiarezza. È l’unico che possa far venire alla luce la verità.
Sul “far venire”, credo di dovermi soffermare un po’. Io, la vostra calda Amanda Preston, ho diciotto anni, sono alta e magra, ma ben modellata, ho capelli lunghi, lisci e scuri ed ammiccanti occhi da cerbiatta, così li definisce il mio mentore, Rikard Moser.
Quando, io e Rikard, ci siamo conosciuti ed istantaneamente innamorati, frequentavo ancora il college, ma avevo già deciso quale sarebbe stata la mia professione da grande, ossia, dopo gli studi, volevo intraprendere, pure io, l’attività di investigatrice privata e l’incontro con lui non ha fatto altro che farmi credere che era proprio Rikard Moser l’uomo del mio destino. In una settimana, dopo le prime notti di infuocata passione, ho preso la decisione che avrebbe dato una svolta alla mia vita e sono andata a vivere con lui. Naturalmente, visto che ho ancora molto da imparare, al momento, seguo con Rikard le indagini, anche se soltanto da apprendista investigatrice, ma lui mi dice sempre – Ragazza mia, prometti bene!
I suoi complimenti non sono disinteressati e forse non riguardano neanche esclusivamente il lavoro, la nostra professione, poiché mi dice le stesse identiche parole quando ci incontriamo in corridoio, pronti per andare a letto. Tutte le volte io gli sorrido e mi invento qualche giochetto inedito da proporgli durante la nottata. Sono felice del rapporto che abbiamo e della nostra complicità da amanti. Sebbene lui abbia vent’anni più di me, non noto il distacco d’età ed adoro stare con lui. Non credo mi stancherò mai di Rikard poiché siamo la classica coppia aperta. Fra noi, non ci sono segreti, visto che condividiamo il nostro erotismo anche negli amplessi di gruppo. Che dire di più, siamo perfetti e liberi di essere noi stessi.


CONTINUA

domenica 6 luglio 2008

Per iniziare. Ecco in cosa credo

"Sono come Woody Allen:
credo nel sesso e nel decesso"
Tiziano Sclavi