sabato 19 luglio 2008

capitolo 1. 4 - Influenza con omicidio

Kaleb chiese a Rikard – Allora, che faccio ora?
Il mio uomo non fece attendere molto la sua risposta e disse un numero.
In meno di un secondo, mi ritrovai il pene nero, lungo e largo, di Kaleb nella gola, tanto che quasi soffocavo, mentre la sua testa era frontale alle mie grandi labbra in cui vi affondava voracemente la lingua, mentre due dita mi penetravano l’ano. Il mio orgasmo giunse a poca distanza da quello di Kaleb che si mise in piedi per schizzarmi di sperma tutto il corpo. Mi ritrovai appiccicaticcia a tentare di liberarmi dal suo liquido biancastro bollente che mi riscaldava la pelle, già ardente di passione, e mi si solidificava addosso, aiutato dal tepore del caminetto acceso.
Alle porcate di quella sera, a momenti, pensai di non sopravvivere. Invece, il giorno dopo ero carica e piena di energie per affrontare le ore successive, che si sarebbero rivelate decisive per il mio lavoro. Al contrario, Rikard era ancora vittima dell’influenza, che non gli dava tregua. Aveva febbre, tosse, ed in complesso una gran brutta cera.
Indossavo lingerie pulita, un babydoll color seta, molto sexy e stavo accucciata ai lati del letto, dove Rikard leggeva il giornale, interessato a non lasciarsi sfuggire niente di quello che accadeva nel mondo esterno, lontano dalla nostra intimità. Kaleb era andato via ai primi raggi del sole, scomparendo come un vampiro.
Con i miei occhi verdi, mi guardavo nello specchio appeso alla parete e, con tranquillità, potevo affermare di essere un gran bella ragazza. Ero rilassata e inconsapevole che, di lì a poco, avrei intrapreso la mia avventura nella desolata campagna inglese.
Tutto, come in ogni avvenimento insolito, comincia in maniera banale. La mattina di quel fine settimana, quando ero in casa con il mio maestro e collega Rikard Moser, sentivo che ci sarebbe stato qualcosa di nuovo. Insieme leggevamo e commentavamo il giornale, mentre lui mi massaggiava il clitoride, con la sua mano affondata sotto il mio babydoll.

Nessun commento: